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La guerra
civile in Sudan
La
motivizione principale di questa guerra è la profonda differenza
etnico-religiosa, oltre ovvviamente ad interessi economici e
territoriali.
Dal 1955 al 1972, poco prima che il paese diventasse indipendente
dall'Inghilterra, un primo conflitto insaguinò la parte sud del Sudan,
tutto iniziò con l'ammunitamento di una parte della guarnigione
governativa dell'Equatoria Corps che iniziò la lotta armata contro
Khartoum.
Più avanti i guerriglieri diedero vita al gruppo Anya Nya e unendosi ad
altri gruppi formò il Southern Sudan Liberation Movement capeggiato da
Joseph Lagu, che nel 1972 firmò la pace con l'allora dittatore sudanese
Nimeiri.
Ne seguì un periodo sostanzialmente pacifico, tuttavia, nove anni dopo,
quando Nimeiri decise di estendere la Sharia (la legge islamica) anche
alle popolazioni del sud, che erano cristiane, scoppiò un nuovo
conflitto.
Anche questa volta alcune divisioni governative si ammutinarono; una di
esse, comandata da John Garang divenne il nucleo di base della
guerriglia dell'SPLA. Successivamente i ribelli iniziarono a ricevere
finanziamenti da altri paesi come l'Uganda,l' Eritrea,il Chad, gli
Stati
Uniti e Israele.
Da allora, la guerra è proseguita senza sosta, segnata oltre che da
massacri, anche dall'uso di armi non convenzionali, il regime è stato
accusato più volte di aver usato gas letali.
La gran parte dei due milioni di vittime fa parte della popolazione, a
cui dobbiamo aggiungere centinaia di migliaia di morti a causa di
carestie ed epidemia collegate alla guerra.
Quattro milioni e mezzo di persone hanno dovuto abbandonare le proprie
case e rifugiarsi nei campi profughi locali o dei Paesi confinanti.
I diritti umani sono stati violati da entrambi le parti: i villaggi sono
stati bombardati ripetutamente, distruggendo case, scuole, mercati e
chiese.
L'enorme numero di fosse comuni ritrovate, testimonia le stragi
quotidiane ai danni dei civili, migliaia di persone, soprattutto donne e
bambini, sono state rapite e portate al nord come schiavi, inoltre,
spesso con la forza, l'SPLA ha arruolato nelle sue file un gran numero
di bambini.
Le enormi ricchezze del sud, petrolio, acqua, terreni coltivabili,
bestiame, minerali, che non si trovano nel nord, che è principalmente
desertico, hanno ormai preso negli ultimi anni il sopravvento su ogni
altra questione.
Nel 2005 la firma di quell'accordo di pace complessivo (noto con la
sigla inglese Cpa che sta per Comprehensive Peace Agreement) che ha
posto fine a questa lunga guerra civile.
Una nuova Costituzione provvisoria, con la presidenza della Repubblica
affidata al presidente uscente, il generale golpista Omar el Bashir, e a
due vicepresidenti, John Garang (Splm) e Ali Osman Mohamed Taha (Ncp).
Il 30 luglio 2005 Garang muore in un incidente mentre è in volo
sull'elicottero di Stato del presidente ugandese Yoveri Museveni. Tante
le congetture su un complotto dietro alla sua morte e molti sudanesi, a
Khartoum come nel Sud, hanno reagito con violenza all'assassinio del
leader.
Tutte le inchieste ufficiali hanno però finora confermato la tesi
dell'incidente.
Il posto di Garang viene preso dal numero due dell'Splm, Salva Kirr, che
diventa vicepresidente del Sudan.
Nel settembre del 2005 il nuovo governo entra in carica; è composto da
un assistente e da 12 consiglieri del presidente, 28 ministri federali e
33 ministri di Stato.
Quindici sono i ministeri federali dell'Ncp, 8 dell'Splm, mentre gli
altri vanno a formazioni minori tra cui l'Nda.
Il nuovo primo vicepresidente nazionale, Salva Kirr, nomina
ufficialmente l'Assemblea legislativa provvisoria del Sud Sudan, il
Parlamento del Sud Sudan.
Composto di 161 deputati, di cui 110 dell'Splm e 25 del Ncp il governo
del Sud Sudan viene formato in dicembre, da allora ottiene un livello di
autonomia mai raggiunto in precedenza.
Tuttavia il lento processo di pace non ha cambiato le condizioni di vita
dei rifugiati e degli sfollati interni.
Secondo l'Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari, in
Sudan ci sono quattro milioni di sfollati interni (senza contare il
Darfur; altre fonti parlano complessivamente di sei milioni di sfollati)
di cui la metà circa vivono attorno alla capitale; di questi circa
325mila vivono nei quattro campi di accoglienza ufficiali, mentre circa
1 milione e 700mila persone vivono sparsi in una trentina di
insediamenti informali.
Secondo l'Onu nel 2005 circa 500mila persone sono tornate spontaneamente
in Sud Sudan: per lo più sfollati interni, provenienti dal Nord o da
zone del Sud diverse rispetto a quelle di origine. Per il 2006 il piano
di lavoro Onu prevede il ritorno di circa 680mila tra sfollati e
rifugiati.
Inoltre né il Nord né il Sud hanno compiuto alcun progresso nel definire
dove passi la frontiera tra Nord e Sud.
Inoltre né il Nord né il Sud hanno compiuto alcun progresso nel definire
dove passi la frontiera tra Nord e Sud.
Una questione fondamentale, sia per arrivare ad una precisa
determinazione della suddivisione delle ricchezze e delle risorse, sia
per i calcoli e il censimento da effettuare in vista delle elezioni
politiche previste per il 2008 e del referendum sulla secessione o meno
del Sud previsto per il 2011. |
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