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Roma, da piccolo villaggio di importanza locale, aveva cominciato la sua
espansione che l'avrebbe portata a dominare la maggior parte delle terre a
quel tempo conosciute.
Nel 280 a.C. era ormai padrona della penisola italica: dalla Romagna fino
alla Puglia e alla Calabria. Aveva sconfitto le più forti popolazioni
autoctone come gli Etruschi, i Volsci e i Sabini. Con altri aveva
sottoscritto patti di alleanza.
Le sue legioni cominciavano ad incutere rispetto e timore nei nemici.
Su terra sembrava non avere rivali, ma su mare si può dire che ancora non
esisteva. Per i commerci si affidava a navi etrusche o greche, ma non aveva
mai sentito la necessità di avere una propria flotta. Mancava delle
conoscenze tecniche per costruire una nave militare, per non parlare poi
dell'esperienza necessaria per combattere una battaglia in mare.
Come vedremo gli eventi la costringeranno a lottare anche per mare con
risultati che, tutto sommato, si possono dire molto lusinghieri.
L'altra grande potenza che dominava l'area del Mediterraneo era
Cartagine.
Ex colonia fenicia, posta sulla costa africana, vicino a Tunisi.
Cartagine, la cui fondazione risale all'814 a.C., al periodo dell'inizio
della guerra con Roma, controllava buona parte del Mediterraneo occidentale.
Aveva un potente esercito, formato per lo più da truppe mercenarie. La sua
forza, comunque, si basava anche e soprattutto sul commercio e su una
agricoltura molto sviluppata.
Nel 278 a.C. sottoscrisse un patto di non aggressione con Roma, per
fronteggiare un nemico comune: il re dell'Epiro Pirro che era stato chiamato
in Italia dalle colonie greche dell'Italia meridionale in lotta con Roma.
Pirro, oltretutto. si era imparentato con i governanti di Siracusa che era
l'unica città della Sicilia rimasta a contrastare il dominio cartaginese
sull'isola.
Pirro era quasi arrivato ad eliminare la presenza di Cartagine dalla Sicilia
quando dovette rientrare nella penisola italica e i punici ne approfittarono
per rientrare nelle posizioni che avevano originariamente.
Sventata la minaccia greca di Pirro, rimanevano solo Roma e Cartagine a
contendersi il dominio sul Mediterraneo centrale e sulla Sicilia che
diventerà terreno di scontro.
La Sicilia era di una grande importanza strategica; permetteva di
controllare agevolmente la porzione centrale del Mare Nostrum ed inoltre era
una grande produttrice di grano.
La città di Siracusa, guidata dal tiranno Gerone II era in guerra con i
Mamertini, la popolazione di Messina, che sconfitti dai siracusani, si
ritrovarono assediati e con poca possibilità di sopravvivere.
I Mamertini chiesero allora aiuto alle due potenze del tempo: Roma e
Cartagine. Questi ultimi intervennero nel conflitto a fianco di Siracusa e,
in breve tempo, conquistarono Messina.
A questo punto Roma, preoccupata per la presenza di Cartagine in una zona
così vicina alla penisola italica e in grado di controllare l'importante
stretto, decisero di offrire il loro aiuto ai Mamertini: era il 264 a.C.
Quando le legioni romane sbarcarono in Sicilia, per la città di Siracusa la
situazione divenne difficile. Gerone II venne sconfitto e la città, da
nemica, divenne fedele alleata di Roma che, per la prima volta, si insediò
nell'isola.
Ma la guerra con Cartagine era solo agli inizi e Roma, per sperare di
vincerla, aveva bisogno di una flotta ed abbiamo già detto quanto fosse
scarsa l'esperienza dei Romani nelle battaglie navali. Il loro genio
militare li portò allora ad ideare i famosi "corvi" con i quali agganciavano
le navi nemiche permettendo ai legionari di attaccare, quasi fossero sulla
terraferma.
Questi "corvi" permisero a Roma di vincere varie battaglie navali, ma
avevano lo svantaggio di rendere poco manovrabili le navi, specialmente nei
momenti di pericolo quando l'agilità era necessaria per non affondare.
La prima guerra punica si svolse su due fronti: quello terrestre e quello
sulle acque del Mediterraneo.
Le operazioni terrestri furono piuttosto limitate e non decisive; nel 262
a.C. Roma assediò Agrigento e le truppe cartaginesi che ivi erano ospitate.
L'assedio durò molti mesi e alla fine ci fu una grande battaglia, vinta dai
Romani, che segnò la caduta della città.
Sei anni più tardi Marco Attilio Regolo cercò di portare la guerra
direttamente in Africa e riuscì sbarcarvi con un numeroso esercito. La
spedizione raccolse vari successi, come la vittoria ad Adys, ma poi
l'esercito cartaginese, guidato dal mercenario spartano Santippo, si
riorganizzò e sconfisse quello romano nella battaglia di Tunisi dove Attilio
Regolo venne catturato. La spedizione romana in Africa, quindi, si chiuse
con una sconfitta di Roma, ma la guerra doveva decidersi sul mare.
L'uso del "corvo" da parte delle navi romani, fu decisivo e permise di
sconfiggere Cartagine nelle battaglie di Milazzo (260 a.C.) e di Ecnomo (256
a. C.), considerata, quest'ultima, una delle più grandi battaglie navali
dell'antichità.
Verso la fine della guerra, comparve sulla scena quel Amilcare Barca, il
padre di Annibale che, alla guida di un esercito cartaginese, mise in seria
difficoltà i Romani che persero il controllo della maggior parte della
Sicilia.
Ma la vittoria navale romana, al largo delle Egadi (241 a.C.), pose fine ad
un conflitto, durato ben 23 anni, che vide le due potenze combattersi
strenuamente ed arrivare alla fine stremate soprattutto dal punto di vista
finanziario.
Come conseguenza della vittoria, Roma acquisì il controllo della Sicilia e
subentrò a Cartagine nel dominio sul mare. Alla città punica vennero imposti
dei durissimi obblighi finanziari sottoforma di indennità di guerra che in
pratica svuotarono le casse della città che non aveva più neanche i soldi
per pagare i suoi mercenari.
Per ora la partita si poteva dire chiusa, ma dalle pesanti condizioni
imposte ai cartaginesi presto nacquero i germogli che avrebbero portato a
quella che viene chiamata nella Storia la seconda guerra punica.
Cristiano Suriani |
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