Storia Fatti e Misfatti

Il Ponte degli impiccati

Giunti in prossimità del Parco fluviale, nei pressi di piazzale San Francesco (sotto l’edicola), si incontra un vecchio ponte semi-diroccato che pochissimi conoscono.

Costruito tra il XII e la prima metà del XIII secolo, presenta l’arco superstite in travertino di Civitella. E’ il ponte degli impiccati (detto de “li impisi”, in dialetto) che ancora oggi viene citato, come la tradizione orale tramanda, ricco del misterioso fascino che aleggia attorno alla sua triste fama.

Per il un preciso riferimento alla fine violenta di individui nei secoli.
“Una denominazione che, nel tempo, potrebbe non essere più compresa o interpretata nel suo valore puramente etimologico - dichiara la dott.ssa Paola Di Felice, direttrice del Museo archeologico di Teramo che resta aperto anche a Ferragosto. “Anzi, potrebbe essere citata alla stregua di termini desueti di cui non si conosce più assolutamente il significato ma che pure assai spesso sottendono avvenimenti storici e rimangono interessanti indicatori di realtà sociali, economiche e politiche ormai incompresi”.

A Teramo pochi monumenti ed elementi dell’impianto urbano, fontane e piazze, statue e luoghi di frequentazione fanno ancora parte dell’immaginario dei più, appartengono alla tradizione e al ricordo comuni. Si continua, infatti, a perderne la consapevolezza e, pezzo dopo pezzo, se ne distrugge definitivamente la memoria e/o la fisicità: casa Urbani, casa Antonelli, casa Melatino, casa Pannella, la chiesa di S. Matteo, l’altro ponte medievale sotto il palazzetto dello sport di Scapriano (sul fiume Vezzola).

Il ponte medievale degli impiccati, come riferimento ad un episodio specifico della nostra storia e ad un fatto di violenza divenuto consuetudine.

“Gli Statuti teramani del 1440, a cura dello storico Francesco Savini (Firenze, G. Berbera, 1889) - spiega la Di Felice - fanno riferimento ai ponti dei numerosi canali (de canalibus) artificiali per l’alimentazione dei mulini, le cosiddette gore, e, tra tali ponti, viene citato quello medievale ancora oggi denominato de li impisi. Il ponte, come deduciamo dallo storico Palma nel volume III della sua Storia della città e diocesi di Teramo del 1823, rimasto integro con i suoi due archi sino al 1727, è tuttora visibile per un brevissimo tratto di arco, al di sotto di Porta Vezzola, mentre il resto è stato quasi completamente ricoperto durante i lavori di sterro e sistemazione dell’attuale piazzale S. Francesco”.

Secondo la Di Felice, esso deve la sua denominazione alla triste consuetudine di issarvi la forca per eseguire la condanna a morte mediante impiccagione. “Quando sia cessata l’usanza non è dato sapere - continua la direttrice - tranne che, in una foto del 1910 riportata nel volume Teramo com’era, a cura di F. Aurini, C. Cappelli, F. Eugeni, M. Sgattoni (Roma, Editalia 1996), è ancora visibile un’edicola dedicata alla Madonna nel posto in cui gli autori del volume ritengono che venisse issata la forca ed eseguita la condanna”.

Il ponte aspetta di poter essere valorizzato: è uno dei pezzi superstiti della storia medievale della provincia di Teramo e dell’Abruzzo, che varrebbe la pena di conoscere più approfonditamente nella sua valenza storica e nelle sue implicazioni sociali perché riporta alla luce, insieme ai tragici fatti delle famiglie Melatino, Antonelli ed Acquaviva, uno spaccato di storia completamente dimenticato che grazie all’Archeoclub di Teramo tornerà a nuova vita.

tratto dal sito Medio Evo

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