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Il suo emblema era l’aquila
imperiale con due teste
Pietro il grande, nacque a Mosca il 30 maggio 1672. Quando morì suo
fratellastro Feodor III° , che non ebbe figli, si apri la questione
della discendenza al trono.
Due era i pretendenti: il fratellastro Ivan e il fratellastro Pietro,
entrambi nati dalle seconde nozze di suo padre con Natalia discendente
dei Nariskin.
Ivan apparteneva, dalla parte materna, alla famiglia dei Miloslavski,
molto potente, ed essendo il primo nato avrebbe dovuto essere il
naturale successore dello Zar. Ma la sua salute cagionevole, la sua
quasi balbuzie e altre varie tare lo avrebbe subito inviso ai
cortigiani.
Pietro, invece, era forte, intelligente, bello, perciò sua madre, la
zarina Natalia, lo spinse alla conquista del trono e il 10 maggio del
1682, sotto la reggenza della madre, divenne sovrano.
Ma l’obiettivo di Sofia, sorella di Ivan, era ben altro. Il suo
obiettivo era annientare i Nariskin e tutti i partigiani del nuovo zar
aizzandogli contro una casta di uomini liberi, soldati equipaggiati
dallo stato russo: i strelicy, considerati le forze dell’armata russa.
Sofia accusò Pietro e i suoi sostenitori di aver sollevato Feodor e
chiamò gli strelicy a difendere il trono dai corruttori assassini.
L’armata russa assaltò il Cremlino.
I Nariskin dovettero arrendersi e convocato il consiglio furono
stabiliti i termini della divisione del potere.
A Natalia venne tolta la reggenza e affidata alla principessa Sofia che
ordinò una duplice incoronazione: Ivan e Pietro adesso erano insieme al
comando dell’impero russo.
Tuttavia dopo qualche decennio, Pietro rimasto solo nella reggenza,
attuò la sua vendetta.
Per gli strelicy fu una strage.
Mille soldati furono condannati a morte, impiccati, decapitati, in
quattordici camere di tortura per giorni e giorni furono torturati per
cavarne confessioni e prove, il tutto sotto la supervisione dello Zar,
che diede prova di grande fantasia nell’escogitare nuove torture che
attuava personalmente.
Non riuscì a stabilire un rapporto tra la rivolta e le due donne che più
odiava: la sorellastra Sofia e sua moglie Eudossia da cui aveva avuto un
figlio Alessio, figlio che le venne tolto prima di rinchiuderla a forza
in un convento.
I condannati portati sulla Piazza Rossa furono impalati, altri
decapitati, altri impiccati o sepolti vivi.
Per mesi i cadaveri verranno lasciati senza sepoltura ad imputridire.
Molti furono impiccati o sospesi ad uncini, vicino alla finestra della
cella del convento dove era rinchiusa Sofia, costretta a prendere il
velo.
Anche il figlio Alessio non ebbe maggior fortuna, a parere del padre era
irrecuperabile e dopo varie vicissitudini che misero padre e figlio in
grave contrasto, la Zar in otto giorni presa la decisione di condannare
a morte il figlio Alessio. Fu torturato per due giorni e due notti,
finché il suo corpo non divenne una sola piaga.
Ancora aleggia il mistero sulla sua morte, alcuni dissero che lo stesso
Pietro lo aveva decapitato con una spada e che una donna era stata
incaricata di ricucire la testa alla salma affinché potesse essere
esposta al pubblico.
Alcuni dissero che Alessio era morto dissanguato dopo che gli furono
recise le vene dei polsi.
In qualunque modo fu ucciso il responsabile era lo Zar, che vide questa
soluzione come la migliore per estirpare ribellione e cospirazione,
dettata da una patologia persecutoria che vedeva nemici ovunque. |
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