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Non furono gli scontri più sanguinosi della guerra in Vietam
ma dopo quella battaglia, le truppe americane non intrapresero più azioni su
vasta scala.
L'11 maggio 1969, la compagnia B del 3° battaglione del 187° reggimento
Fanteria
risaliva il versante nord della quota 937. Improvvisamente, da alcuni
bunker, i
nord vietnamiti cominciarono a sparare all'impazzata.
I soldati americani più lenti a gettarsi a terra furono falciati dalle
mitragliatrici.
Non restava che comunicare la posizione dell'avversario e chiedere
l'intervento degli aerei di
supporto.
In pochi minuti i proiettili degli obici cominciarono a fischiare sopra la
testa dei soldati americani, mentre i jet dell'aviazione scaricavano bombe
incendiare sui bunker nordvietnamiti.
Terminato il bombardamento, la battuta delle forze di terra doveva essere un
semplice lavoro di routine, invece quando la compagnia B provò a risalire la
collina si ritrovò sotto il fuoco nemico.
Di nuovo fu richiesto l'intervento dell'aviazione.
Per tutto il pomeriggio e la notte piovvero bombe e proiettili.
Il mattino seguente gli uomini erano convinti che se ancora restava qualche
viet vivo non sarebbe stato in grado di opporre resistenza.
Si sbagliavano.
L'avrebbero ben presto scoperto sulla loro pelle.
Si trovarono subito nei guai, alle prese con le devastanti RPG, il fuoco
delle armi automatiche e le mine appese sugli alberi e nascoste trai i
cespugli.
Fu una carneficina.
Gli americani dovettero ritirarsi di nuovo e per la terza volta richiedere
il supporto dell'artiglieria e dell'aviazione, che bombardarono per tutto il
giorno e la notte.
I soldati americani, anche se non riportarono il minimo successo,
continuarono ad attaccare giorno dopo giorno.
Le perdite si facevano sempre più pesanti.
Il mattino del quindici maggio, il 187° reggimento venne rinforzato da altri
elementi.
Ripartirono insieme alla disperata ricerca di qualsiasi copertura fosse
rimasta sulle pendici spianate dai bombardamenti.
Improvvisamente, i sopravvissuti giunsero in vista di quota 937 e
cominciavano già ad assaporare la vittoria, ma la tragedia piombò su di
loro.
Un elicottero americano da bombardamento, si avventò sulla compagnia B, ed
aprì il fuoco con razzi e mitragliatrici.
Dopo tutto quello che avevano sopportato nei cinque giorni precedenti, ad un
passo dalla vittoria, venivano decimati da un loro elicottero.
Il campo si riempì di corpi mutilati e di urla di dolore.
Il 17 maggio le installazioni nemiche furono bombardate continuamente per 36
ore.
Era già trascorsa una settimana dall'inizio dell'attacco contro quota 937.
Il 18 maggio due battaglioni, spronati dalla disperazione e dalla rabbia,
sferrarono un assalto frontale verso la cima, ma ancora una volta la sorte
gli fu avversa.
La collina fu investita da un violento temporale e il terreno si trasformò
in una poltiglia liquida e scivolosa.
Gli uomini non riuscivano a stare in piedi.
Proprio allora vennero a trovarsi sotto il tiro delle bombe a mano nord
vietnamite ed investiti dalle esplosioni delle mine sistemate nello stesso
perimetro delle postazioni nemiche.
Venne ordinata un'altra ritirata.
All'alba del 20 maggio, un rassegnato fatalismo si era impossessato degli
americani.
Ma la fortuna stava cambiando.
Venne organizzato un attacco con quattro battaglioni, i soldati giunsero
nuovamente in vetta.
Questa volta non ci fu ritirata, gli uomini del 187° chiusero la giornata
avendo il pieno controllo
di quanto restava di Hamburger Hill.
Dopo aver assicurato la collina, perquisito e distrutto i bunker,le forze
americane abbandonarono l'altura.
Su un pezzo di cartone inchiodato ad un albero con un fazzoletto da collo
nero della centunesima, qualcuna scrisse:
"Hamburger Hill. Ne valeva la pena?". |
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