Storia Fatti e Misfatti

   Corazza, scettro, diadema, era forse la tomba di Filippo II?

 

Una delle prove più convincenti furono gli schinieri (gambali) ritrovati di diversa lunghezza, adatti al generale che si era azzoppato in battaglia.

Dopo un’intera stagione di scavi nel villaggio di Verghino nel nord della Grecia, tutto sembrava ormai destinato a concludersi on l’insuccesso.
Era l’anno 1977.
Ma nell’ottobre dello stesso anno, la fortuna cambiò improvvisamente per l’archeologo greco Manolis Andronikis dell’Università di Tessalonica.
Trovò un pozzo interrato in un vasto cumulo di terra e scavando scoprì una pietra ricurva, che sembrava proprio un tetto.
Gli scavi continuarono e misero in luce prima un affresco e poi quello che sembrava essere l’ingresso principale.
L’affresco rappresentava una caccia al cinghiale e ai leoni, tenuto su da due pilastri, che erano ancora solo parzialmente visibili.
Quel tipo di pittura faceva pensare che si trattasse di una tomba più grande.
Forse l’archeologo aveva visto giusto, e in quel luogo a circa cinquanta chilometri a ovest-sudovest di Tessalonica stava sopra la città di Ege, l’antica capitale del regno macedone.
L’ingresso principale non era praticabile, così alla maniera dei predatori di tombe Andronikos rimosse la chiave di volta dell’arco e l’otto novembre si aprì un passaggio sulla tomba, che era intatta.
Ad un’estremità della camera c’era un grande sarcofago di marmo: l’arca in cui venivano deposti i resti del defunto, di fronte sparpagliati, giacevano i resti di alcuni mobili di legno.
Da uno di questi, forse un letto, una fila ornamentale di statuette in oro e avorio, alte quindici centimetri era caduta a terra. C’erano altri oggetti personali appartenuti al defunto. Comprendevano una corazza, dei sandali, degli schineri, uno scettro e cosa emozionantissima un diadema regale.
La stessa bellezza era evidente in una spada, racchiusa in una custodia di avorio e legno, nei resti di uno scudo e nel primo elmo macedone in ferro che fosse mai stato trovato.
Non era la tomba di un comune mortale, lo confermano le armi e la corazza con le loro decorazioni delicate, Andronikos e i suoi assistenti aprirono il coperchio di marmo del sarcofago e ne rimasero sbalorditi.
Un favoloso scrigno d’oro del peso di più di dieci chili, il Sole raggiante, l’atro con i suoi raggi intagliati nel coperchio, era un simbolo macedone.
Dunque era la tomba di un re?
Ma di chi?
Aperto il coperchio dello scrigno, trovarono un cranio in frantumi e altre ossa.
Ossa e corazze erano state recuperate da una pira funebre, poi dovevano essere state lavate e deposte nello scrigno.
Una ghirlanda di foglie e ghiande di quercia, l’albero sacro a Zeus, era posta sopra le ossa.
Tra le ossa, c’erano due denti, in seguito vennero giudicati appartenenti ad un uomo di età inferiore ai trentadue anni.
Osservando più attentamente, le statuette cadute sul pavimento rivelarono sei ritratti. Una di queste probabilmente raffigurava il re Filippo II di Macedonia padre di Alessandro Magno. Un altro era uno stupendo ritratto di Alessandro da giovane, una terza testa era probabilmente un ritratto di Olimpiade, madre di Alessandro.
Mistero sull’identità degli altri ritratti.
In una seconda stanza, più piccola altre scoperte attendevano gli archeologi.
Era collegata alla camera principale con delle porte di marmo che poggiavano su cardini in bronzo e conteneva un meraviglioso affresco. Addossato alla parete faceva bella mostra un sarcofago di marmo. Una ghirlanda d’oro con incise foglie e fiori di mirto, giacevano sul pavimento. Accanto alla parete c’era un altro paio di schineri in bronzo, uno dei quali era leggermente più corto dell’altro.
( Filippo durante una battaglia, aveva subito una grave ferita ad una gamba).
Dentro al sarcofago di marmo era posato un piccolo scrigno d’oro con un sole raggiante sul coperchio, dentro delle ossa erano avvolte in una ricca stoffa color porpora con una trama di fili d’oro, conteneva inoltre un diadema di rami d’oro intrecciati che probabilmente era appartenuto ad una donna.
Grazie agli oggetti recuperati gli archeologi hanno datato la costruzione della tomba tra il 350 e il 352 a.C.
Solo un re fu sepolto in Macedonia in questo periodo: Filippo II.
Genio militare, nel IV secolo a.C. inventò la falange macedone e creò un formidabile esercito, che fu in grado di conquistare l’intera penisola greca.
I testi dell’epoca riferiscono che Filippo aveva un occhio offeso e come già detto era stato azzoppato in battaglia.
Il ritratto in avorio trovato sul pavimento della camera sepolcrale, ritraeva un uomo maturo dai tratti marcati con un occhio offeso, gli schineri di bronzo erano quelli di un uomo zoppo.
Filippo aveva vari amori: i ricchi banchetti, il buon vino e le donne, tanto che ne aveva sposato sette, senza contare le innumerevoli amanti.
Sua prima moglie era Olimpiade, madre di Alessandro.
Filippo aveva che sposato una macedone da cui aveva avuto un altro figlio.
Per Olimpiade questo bambino poteva essere una minaccia per Alessandro.
Si narrò perciò che abbia complottato per far morire Filippo, accecata dalla gelosia, e che dopo abbia fatto uccidere anche Cleopatra, la seconda moglie, e suo figlio.
Forse le ossa trovate nella tomba più piccola sono quelle di Cleopatra?
Tutti questi indizi, hanno convinto gli archeologi che la tomba di Verghino, sia veramente quella di Filippo II, padre di Alessandro Magno.


La tomba II di Verghina fu trovata dall'archeologo greco Manolis Andronikos nel 1978 dopo una serie di tentativi falliti di penetrare nel grande tumulo che la ricopriva.
Si tratta di una scoperta davvero eccezionale la cui notizia fece subito il giro del mondo, non capita spesso di trovare una tomba, appartenuta ad un re, completamente intatta, mai depredata.
La costruzione era divisa in due camere, in quella principale dentro una cassetta d’oro, le ossa di un uomo, nell’anticamera, in un contenitore simile, quelle di una donna. Andronikos interpretò la sepoltura come quella di Filippo II, il padre di Alessandro Magno,  dato che sappiamo che tutti i re di Macedonia venivano tradizionalmente sepolti nella vecchia capitale Ege (l'attuale Verghina), pur se il centro del potere era stato ormai trasferito a Pella. Ma la tesi dell'archeologo greco fu subito contestata da studiosi di diverse nazioni e ancora oggi la discussione non può dirsi conclusa.
Chi era sepolto nella tomba? la tomba viene datata con prove archeologiche nella seconda metà del IV secolo a.C., lo studio delle ossa ha dato come risultato che l'uomo sepolto doveva avere circa 40 anni. Quali re macedoni sono morti a circa quarant’anni in questo periodo? le possibilità si riducono a due, Filippo II (morto nel 336) e Filippo III Arrideo, figlio di Filippo II e fratello di Alessandro (morto nel 317). Il primo era un re-guerriero, che nelle sue molte battagli perse l'uso di un occhio e divenne claudicante; il secondo era, invece, inadatto alle armi, epilettico e, probabilmente, minorato mentale.
La tomba, con vasi d'argento e oro, armi e armature, si addice meglio quindi alla figura di F II, che fu re molto amato e rispettato, ma gli storici (soprattutto Diodoro) ci raccontano come Cassandro volle legittimare il proprio potere celebrando grandiosi funerali per F III, alla maniera di un gran re. a chi appartiene dunque la tomba? La discussione è ancora aperta, e ogni particolare è stato analizzato con minuzia per capire la datazione esatta della sepoltura. Vi sono però alcuni punti centrali su cui si è focalizzata la diatriba. Uno di questi è il tipo di copertura della tomba, la volta a botte.
Chi crede nell'ipotesi F III ha infatti affermato che la volta a botte è un tipo di costruzione copiata dagli architetti greci  che osservarono le costruzioni persiane durante la spedizione di Alessandro.
Sarebbe quindi posteriore alla morte di Filippo II e possibile solo per la copertura della tomba di F III. Ma la scoperta di un'altra sepoltura con lo stesso tipo di tetto a botte (Tomba di Euridice) datata prima della morte di F II ha fatto cadere questa teoria.
Tra il corredo della tomba c'è anche un diadema, simbolo di regalità usato dai persiani e dai Macedoni solo a partire dal regno di Alessandro. Il problema non è ancora risolto poiché non abbiamo ancora ritratti sicuri di Filippo II (e quelli più probabili, medaglione di Tarso e ritratto di Copenaghen, lo rappresentano cinto dal diadema) e, quindi, non possiamo avere la certezza che questo re non indossasse diademi.
Si può però contestare il fatto che i diademi indossati da Persiani e Macedoni dopo Alessandro sono in stoffa e non in metallo come quello della tomba II, il nostro oggetto è infatti unico.
Il fregio pittorico che decora la facciata rappresenta una caccia al leone. Anche la caccia al leone sembra una usanza tipicamente persiana, ma anche usuale di Alessandro Magno nella sua smania di assimilare i costumi persiani.
Sempre gli storici (Senofonte e Erodoto) ci aiutano tramandandoci che i greci per cacciare i leoni andavano in Macedonia dove queste belve erano ancora presenti.
Certo la caccia persiana si differenzia molto da quella greca, poiché la prima ha una sorta di etichetta reale completamente assente in quella ellenica. Non si svolgeva poi in luoghi aperti ma recintati, i cosiddetti paradisi, pieni di animali di tutti i tipi; nel fregio sembra proprio di essere in uno di questi paradisi recintati, o, come lo chiamavano i greci, un
alsos.
La questione è ancora una volta aperta. Niente ci possono indicare la differenza di misura di gambali, in cui qualcuno a voluto vedere una prova della claudicanza di Filippo II. Vi sono infatti altre 6 paia di gambali perfettamente uguali, lo schiniere più corto è poi quello sinistro mentre Filippo II era difettoso nella gamba destra.
Neanche le analisi ossee hanno dato risultati definitivi. Forse una lesione nell'arcata orbitale destra può essere riferita al colpo subito durante l'assedio di Metone che lo rese cieco in un occhio.
I resti sono però troppo piccoli e in cattivo stato di conservazione (essendo il corpo stato cremato). L'età stabilita per l'uomo è 40 anni circa (e sia F II che F III sono morti intorno a questa età) e quella della donna tra 20 e 30 (Euridice, moglie di F III, aveva 19 anni mentre Cleopatra moglie di F II, 25). Tutto rimane quindi ancora in discussione, sempre che sia possibile attraverso le nostre cronologie archeologiche, riuscire a rilevare l’esatta differenza tra una tomba costruita nel 336 ed una, appena vent'anni dopo, nel 316.

 

Girolamo Visconti

 

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