Quota 881Sud era una delle alture che sovrastavano la base di Khe Sanh, una
collina dalle pendici ripide che s’ innalzava di 500m sopra le valli.
I marines l’avevano conquistata l’anno precedente, dopo una sanguinosa
battaglia che aveva lasciato la collina priva di vegetazione, ricoperta di
crateri e cosparsa di macerie dei bunker dove erano ancora sepolti i corpi
dei soldati nord vietnamiti.
I rifornimenti erano portati dall’aviazione, al di fuori delle postazioni
fisse tutto il resto era zona di fuoco libero.Ogni collina era tenuta da un’unità della consistenza di una compagnia
appartenente o aggregata al 26° Reggimento Marines, il cui compito era la
difesa Khe Sanh.
Quota 881S era la più lontana e la più difficile da
rinforzare.
Il 20 gennaio 1968 c’erano circa 400 marines: la Compagnia I (India) e 2
plotoni, più il comando della compagnia M (Mike) del 3° battaglione.
L’armamento era composto da una sezione di mortai da 81mm, 2 cannoni senza
rinculo da 106mm e 3 obici da 105.All’alba del 20 la compagnia I uscì in
ricognizione.
I due plotoni di testa ebbero subito problemi, incalzati ai fianchi dal
nemico.
Il plotone del tenente Brindley riuscì ad alleggerire la pressione,
ma solo temporaneamente.
I combattimenti si spostarono sul versante posteriore, bombe al napalm
furono lanciate sui nord vietnamiti; caddero talmente vicine che molti
marines ebbero le ciglia bruciate.
Riuscita a localizzare le posizioni nemiche, la compagnia India si preparò
all’attacco.
I due plotoni americani tornarono indietro per ricongiungersi
con la compagnia Mike su quota 881S.
I nord vietnamiti però non avevano
alcuna intenzione di arrendersi.
Alla due di notte cercarono di travolgere alcune posizioni esterne della
base.
Ad un tratto la pressione su quota 881S si fece meno pressante, i
mortai iniziarono a fornire supporto ai marines di quota 861 impegnati in
una furiosa battaglia.
Partirono circa 700 colpi; le canne dei mortai erano talmente calde che i
proiettili scoppiavano non appena erano fatti scivolare all’interno e
inevitabilmente sbagliavano bersaglio.
I marines usarono la propria scorta di acqua; quando la riserva finì usarono
una piccola provvista di succhi di frutta; finiti anche quelli si misero in
fila e urinarono uno dopo l’altro sulle canne incandescenti.
Il supporto di fuoco fu fornito fino all’alba.
I nord vietnamiti decisero di
usare un’altra tattica. Tagliare i rifornimenti aerei.
I mortai da 120 mm cominciarono a colpire costantemente le zone
d’atterraggio.
Un elicottero addetto all’evacuazione sanitaria, che
trasportava oltre venti soldati feriti, fu disintegrato.
Ai primi di febbraio l’azione dei mortai e del fuoco contraereo era già
costata cara alle compagnie India e Mike, le perdite toccavano il 50%.
Finalmente arrivarono i rifornimenti via terra, chiamate in codice
Super Gaggle.
Con il miglioramento del tempo il supporto aereo aumentò di
intensità.
A Marzo l’azione si stava affievolendo.
Quello che fino a tre mesi prima era un altopiano verdeggiante, ora sembrava
un altopiano lunare.
Il primo aprile iniziò la resa dei nord vietnamiti."La bandiera è lacera, le
teste sanguinano, ma i "colori" sventolano ancora su quota 881S".
Questo il riconoscimento Times-Herald al coraggio dimostrato dai marines
americani venuti fuori dai 77 giorni d’inferno di Khe Sah. |
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