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Dittatore della Romania, fu
fucilato in diretta Tv nel Dicembre 1989
Uomo
politico rumeno, nacque a Scornicesti-Olt, a pochi chilometri da Bucarest
nel 1918.
I guai per Nicolae Ceausescu, segretario del partito comunista dal 1965,
presidente della Repubblica, presidente del Consiglio di Stato e di quello
della difesa, di quello superiore per lo sviluppo economico e sociale, in
una parola padre padrone della Romania, cominciarono il 15 dicembre 1989, il
primo dei dieci giorni che sconvolsero e misero fine alla sua vita.
Quel fatidico venerdì Ceausescu ordina di deportare Lazlo Toka, un pastore
protestante di Timisoara, critico del regime comunista per la sua politica
nei confronti della minoranza etnica ungherese.
La decisione di Ceausescu provoca a Timisoara le prime di quelle
manifestazioni popolari che porteranno alla sua caduta.
Al ritorno da un viaggio ufficiale in Iran, il 20 dicembre, Ceausescu
accusa, in un discorso, i dimostranti di essere dei "terroristi".
Il 21, dinanzi alla sollevazione popolare, promette un aumento generale dei
salari di circa 12 dollari al mese. Ma ciò non basta a sedare i disordini.
Il giorno dopo è costretto a proclamare lo stato d'emergenza.
Lo stesso giorno, mentre dal balcone della sua residenza arringa la folla in
diretta televisiva, sul suo viso appare una smorfia di paura. All'una del
pomeriggio, è costretto a scappare con un elicottero dal tetto del Palazzo
presidenziale invaso dalla folla inferocita, insieme alla moglie Elena.
A 80 chilometri da Bucarest, l'elicottero si guasta. Con una macchina
raggiungono la cittadina di Tirgovista dove sono arrestati dall'esercito.
Un tribunale speciale, dopo un processo sommario in cui Ceausescu viene
ritenuto colpevole di genocidio, corruzione e distruzione dell'economia
nazionale, li condanna a morte.
La fucilazione avviene sbrigativamente dinanzi ad un cameran che registra
sia il processo che la messa a morte.
E' il giorno di Natale 1989. |
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